R. STAMPA / UCRAINA, CAPITINI: COLPIRE MOSCA CON DRONI AUTOGOL PER KIEV
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4 POL ITA R01 R. STAMPA / UCRAINA, CAPITINI: COLPIRE MOSCA CON DRONI
AUTOGOL PER KIEV (9Colonne) Roma, 17 ago - "Ritengo che si arriverà a
una 'pace brutta' con rinunce da parte di Kiev. Attualmente la Russia
non ha interesse a cessare i combattimenti, perché dall'altra parte non
viene concesso nulla. Conosciamo da tempo le condizioni russe per la
fine della guerra: la neutralità dell'Ucraina, che non dovrà mai far
parte della Nato né ospitare basi straniere, la limitazione delle
dimensioni del suo esercito e la rinuncia a territori come Donbass e
Crimea". Lo afferma, in un'intervista a La Verità, il generale dei
bersaglieri Paolo Capitini, docente alla Scuola sottufficiali
dell'Esercito di Viterbo. "L'Ucraina vive una crisi su più livelli. C'è
una crisi statale, come si vede dai frequenti rimpasti governativi. Poi
c'è una crisi del personale militare, dato che le forze armate ucraine
lamentano crescenti problemi di reclutamento, renitenza e diserzione. E
c'è la nota crisi degli approvvigionamenti, perché in Occidente non è
rimasto quasi più nulla, in armi e munizioni, da dare a Kiev". Inoltre
sostiene che "gli ucraini, nella loro ultima campagna strategica con
droni a lungo raggio, che dura da 50 giorni, hanno preso di mira
anzitutto strutture petrolifere, allo scopo di ostacolare il
rifornimento di carburanti per le forze armate russe, oltre a colpire le
petroliere russe nel Mar Nero e le industrie di armi. Per farlo con la
necessaria precisione s'affidano sicuramente all'intelligence americana.
Hanno però anche preso ad attaccare magazzini commerciali, come la
catena Wildberries, per far pagare alla popolazione civile russa il
prezzo del conflitto in termini di danni e disagi. Questi attacchi sono
però controproducenti perché i cittadini russi reagiscono chiedendo al
presidente Vladimir Putin di chiudere il conflitto con una vittoria
schiacciante, infliggendo all'Ucraina colpi ancor più duri. Ed è quello
che sta accadendo". Infine, analizzando le ripercussioni della crisi
geopolitica nel Golfo Persico e la posizione degli Stati Uniti, spiega:
"La confusione della narrativa del presidente americano Donald Trump
deriva dal fatto che a Washington non sono state fatte valutazioni, o se
sono state fatte non sono state ascoltate, circa la reale forza
dell'Iran. Si pensava che il regime degli ayatollah si sarebbe arreso
dopo pochi giorni. Ma gli Stati Uniti si sono trovati a condurre una
guerra di Israele. Fanno da attori di decisioni israeliane. Le navi
americane, in particolare la portaerei Lincoln, si tengono a 800-900
miglia nautiche, cioè 1.500-1.600 km, di distanza dalle coste iraniane,
temendo i missili antinave". (redm) 170908 AGO 26

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