11 agosto 1892
Nasce Giuseppe Di Vittorio
Grandezza di sindacalista e rivoluzionario
"
[...]La cultura perché sia tale, bisogna che sia veramente nazionale;
per essere nazionale bisogna che sia profondamente popolare, che attinga
cioè dal popolo la linfa per la sua creazione, conferisca al popolo
questa possibilità di continua elevazione e divenga così patrimonio di
tutto il popolo […]. La classe operaia ed i lavoratori hanno acquisito
[…] la chiara, piena coscienza di essere non più oggetto della storia,
ma di essere i protagonisti principali della storia, gli animatori della
evoluzione storica verso il progresso. Perciò la classe operaia ed i
lavoratori si sforzano di conquistare la cultura e di portare un
contributo di vita nuova alla cultura, di concorrere a creare una
cultura nuova, rinnovata, viva, feconda, popolare, nel senso che sia
portata, che penetri nella coscienza delle grandi masse popolari e sia
uno strumento vivo, valido, permanente di evoluzione. Perciò la classe
operaia, i lavoratori, mentre si sforzano di assimilare tutto quanto vi è
di nuovo e di valido, di vitale, nella vecchia cultura, si sforzano
perché la cultura stessa si rinnovi continuamente e sia espressione
diretta, immediata delle ansie, dei bisogni, delle aspirazioni più
profonde del popolo, di tutte le molle che fremono per il progresso di
tutta la società nazionale e della società umana […].
La
cultura è anche uno strumento di difesa e di potenziamento della
libertà, perché non si può concepire uno sviluppo nazionale della
cultura senza la libertà. Per questo la nostra Costituzione, nello
stesso momento in cui ha sancito i diritti dei cittadini, ha sancito
l’obbligo dello Stato di elevare l’istruzione e la cultura del popolo,
perché questa è condizione della libertà. Perciò quando noi difendiamo
tutti i diritti acquisiti, conquistati dal popolo italiano coi suoi
sacrifici, con la sua lotta eroica, noi difendiamo la cultura. Tutti i
periodi di reazione, di oppressione, di assolutismo sono stati nella
storia periodi di oscurantismo e di decadenza della cultura; tutti i
periodi di libertà sono periodi di sviluppo della cultura. Non per nulla
il padre della cultura italiana ci ha lasciato in eredità una
esclamazione che esprime il bisogno ansioso della libertà appunto come
strumento della cultura: «Libertà vo’ cercando ch’è sì cara…».
Intellettuali italiani, artisti italiani, uomini di tutte le forme, di
tutte le espressioni della cultura! Prendete conoscenza di quest’ansia
del popolo per la cultura, affiancatevi a noi e otterremo risultati
giganteschi per far avanzare il nostro popolo e la nostra Patria! Come
la cultura è strumento di difesa e di potenziamento della libertà, la
cultura è liberazione anche dalle varie forme di settarismo, di
intolleranza, di tracotanza, di idee preconcette, di apriorismi.
Liberiamoci da queste scorie e facciamo che la cultura, il suo sviluppo,
ci aiutino a diffondere un senso di maggiore solidarietà, di maggiore
fraternità fra il popolo italiano, solidarietà e fraternità che debbono
permetterci di intensificare gli sforzi sulla via del progresso, che
debbono determinare uno sviluppo della capacità alla comprensione.
Questa concordia, questa fraternità fra gli italiani deve portarci ad
una comprensione più sensibile, più umana degli altri popoli, a reagire
alla propaganda dell’odio e della tracotanza anche fra i popoli, perché
fra i popoli ci sia comprensione, amicizia, collaborazione, solidarietà,
anelito unanime di progresso. Perciò avanti amici d’ogni tendenza
politica, di ogni opinione, di ogni scuola ideologica, di ogni scuola
dell’arte, di ogni forma di pensiero, tutti facciamo appello all’unità e
all’unificazione degli sforzi! E nella misura in cui i nostri sforzi
saranno uniti, la cultura italiana, la cultura nazionale del nostro
popolo sarà più ricca, sarà più viva, si rinnoverà continuamente ed
aiuterà il nostro popolo a conquistare una maggiore concordia nazionale e
ad essere nel mondo antesignano, campione della collaborazione,
dell’amicizia, della pace fra tutti i popoli della terra, perché
tutti marcino insieme per rendere più felice, più libera, più buona l’intera umanità".
Dal discorso di Di Vittorio, II Congresso nazionale della cultura popolare , Bologna 9-11 gennaio 1953

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